Sasso Simone e Sestino – una scoperta per gli amanti di trekking in montagna

Sasso Simone e Sestino – una scoperta per gli amanti di trekking in montagna

Mi hanno sempre affascinato le zone di confine, quelle dove un comune si meticcia con l’altro, dove l’accento di una provincia è molto simile a quella confinante, dove l’acqua che sgorga da un fontanile oltrepassa il confine della regione e, probabilmente, confluisce in un mare ancora più lontano….

Così, una giornata completamente libera da impegni, ha rinnescato il mio desiderio di esplorare, andando a scoprire un angolo della Toscana dove mai prima avevo messo piede. Così ho imboccato la Strada Statale 258, quella che da Sansepolcro permette di arrivare fino a Rimini. Mentre risalivo un po’ pigramente la lunga serie di curve ho iniziato a scorgere gruppi di buoi nei prati appena imbiancati dalla recente neve. Mi sono soffermato ad osservarli più attentamente, rendendomi conto che si trattava di esemplari della pregiata razza chianina: pacifici ma enormi, da augurarsi di non trovarseli, all’improvviso, sulla strada dietro un tornante. Ma la ragione c’era: l’allevamento di questi bovini dalle carni eccellenti si è spostata anche nell’Alpe della Luna.

Da Badia Tedalda mi aspettavo qualcosa di diverso. L’unica anticaglia degna di menzione è la chiesa, posta sul cocuzzolo che domina l’abitato. In compenso piacevolissima la vista su tutto questo tratto dell’Appennino, in gran parte innevato. Piacevole, anche se infruttuosa, è stata la ricerca di una pieve segnalata. Piuttosto ho gradito molto percorrere la stretta strada, costeggiata da mucchi di neve rimossa, fino a giungere ad un gruppetto di case, accanto ad un vecchio mulino. Il sole, ancora alto, rifletteva sulla neve dando sprazzi che ricordavano i toni dell’arcobaleno.

Poi, dopo un pasto frugale all’accogliente Albergo-Rifugio dell’Aquila mi sono diretto senza esitazione verso Sestino, estremo lembo orientale della regione. La località è indiscutibilmente in Toscana, ma ubicata sul versante marchigiano dell’Appennino Centrale. La piccola periferia ed i vari capannoni industriali mi hanno inizialmente scoraggiato. Però il centro della località era di tutt’altro tono. Senza contare la sorpresa della pieve di San Pancrazio, circondata dal verde. E poi il cosiddetto “antiquarium”, un piccolo museo dove sono esposti reperti di epoca romana, quando il nome della località era “Sestinium”.

Attraversando il centro del paese avevo notato un cartello di indicazione turistica: Monterone. Così, percorsi pochi chilometri, mi sono trovato di fronte ad un delizioso borgo medievale, tutto in pietra, ottimamente conservato. Ne valeva proprio la pena: aggirarsi tra i vicoletti senza incontrare anima viva. Silenzio, emozione forte, rimembranze del passato. Non mi sarei perciò stupito di veder uscire da una porta un artigiano con i ferri del mestiere o, intorno alla rocca, incrociare un cavaliere protetto dall’armatura.

Il sole che iniziava a discendere mi ha suggerito di intraprendere il viaggio di ritorno. Nondimeno ho voluto “allargare” fino al Sasso di Simone, una colossale roccia calcarea alta 1.200 metri. L’intento era anche quello di visitare i ruderi della città che il granduca Cosimo I° Medici voleva costruire come baluardo difensivo. Purtroppo l’abbondante neve caduta nei giorni precedenti non me l’ha consentito. Mi sono accontentato di fare poche centinaia di metri affondando con gli stivaletti nella neve abbondante, finché ho incrociato un gruppo di ciaspolatori locali che rientravano. Allora, per il Sasso di Simone, appuntamento alla prossima primavera!

Dettagli Leonardo Pinzauti

Laureato in storia e abilitato come giornalista, Leonardo ha collaborato con diverse riviste di aviazione italiane e internazionali. Interessato alla Toscana è co-fondatore e capo redattore di Tuscany Sweet Life