Gli itinerari religiosi in Toscana, un viaggio tra natura, spiritualità e famosi monasteri e abbazie

“La coscienza d’Europa è nata sulle vie di pellegrinaggio”

W. Goethe

Sono sempre di più i turisti che, stanchi della solita vacanza, scelgono destinazioni dove protagonisti sono il silenzio, il raccoglimento religioso e magari anche la meditazione. In Toscana ci sono importanti santuari, chiese, eremi, conventi, monasteri, luoghi della fede dislocati in tutto il territorio, pregni di grande significato per la tradizione cristiana. Luoghi di preghiera che vengono apprezzati anche per le loro notevoli bellezze artistiche.

Sono sufficienti pochi esempi per capire quanto può offrire la Tocana: Camaldoli, Sacro Eremo, La Verna sono complessi religiosi situati all’interno del Parco delle Foreste Casentinesi più visitati per la loro storia religiosa e la bellezza. Badia Prataglia, San Benedetto in Alpe, San Godenzo, Le Celle, Romena sono solo alcuni altri dei tanti complessi religiosi che offrono la possibilità di esperienze indimenticabili.

In questa sezione suggeriamo alcuni itinerari alla scoperta di questi e tanti altri gioielli, il cui ricordo speriamo rimanga impresso a lungo nella memoria.

MONASTERI E ABBAZIE IN PROVINCIA DI AREZZO

itinerari religiosiCentro di accoglienza della Pieve di Romena –  comune di Pratovecchio Stia

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Camaldoli ed il Parco delle Foreste Casentinesi

Monastero di Camaldoli

monastero camaldoliZona:Casentino
Comune: Poppi (AR) – località Camaldoli
Tipo: complesso religioso XII° secolo
Sito: www.camaldoli.it

Il celebre centro spirituale è immerso nei secolari boschi dell’Appennino, quelli che, per molti secoli, solitari eremiti abitavano, ne sfruttavano il legno ed avevano un vero culto per alberi quali l’abete bianco. La prima costruzione fu un ospizio per pellegrini, fondato nel 1046 dal monaco benedettino Romualdo, iniziatore dell’ordine camaldolese, successivamente beatificato. La località prescelta era, per l’esattezza, Fontebuona, già nota per la qualità delle acque. In questa prima struttura i pazienti erano curati gratuitamente e l’assistenza era garantita dal medico di Poppi, remunerato dagli stessi monaci. In caso di decesso dell’ammalato, i religiosi provvedevano a loro spese alla sepoltura. Le salme venivano deposte in loculi situati sotto il pavimento del corridoio inferiore dell’ospizio, utilizzato fino alla soppressione napoleonica (1810). La chiesa, dedicata a San Donato e a San Ilariano fu costruita all’inizio del XIII° secolo e, nel 1361, decorata da Spinello Aretino con una serie di affreschi. Col passare dei secoli la costruzione subì alcuni danni e, all’inizio del XVI° secolo, fu totalmente ristrutturata.

camaldoli montagnaAnnesso all’ospizio, diventato una vera e propria foresteria, fu costruito il monastero che assunse le attuali caratteristiche nel XVI° secolo: un grande edificio a due piani contenente due chiostri, il refettorio (completato all’inizio del XVII° secolo), la foresteria e le celle dei monaci. In quest’epoca funzionava addirittura una tipografia e da qui uscirono le Costituzioni Camaldolesi, che contenevano norme per la conduzione delle foreste. Nella seconda metà del XV° secolo nel Monastero soggiornò, con la sua corte di letterati, anche Lorenzo il Magnifico: scopo della visita avviare un confronto con i monaci sulle ricerche e sugli interrogativi che il Rinascimento poneva. All’ospedale, già ingrandito, si aggiunse, nel 1543, una vera e propria farmacia o, meglio, il laboratorio galenico per la preparazione dei medicinali a base di erbe officinali. Il refettorio venne completato nel 1609. Una nuova ristrutturazione della chiesa venne effettuata nel XVIII° secolo. Le riforme dell’epoca napoleonica tolsero tutto ai monaci: solo nel 1934 poterono riprendere possesso del complesso che si trovava in stato di totale abbandono. Nel 1954 fu completamente restaurato, recuperando il più possibile dell’aspetto originale. Tra le opere d’arte all’interno della chiesa spiccano le tavole di Giorgio Vasari. La pala più grande raffigura la Deposizione dalla Croce ed è situata sull’altare maggiore. Le altre sono: San Donato e San Ilariano,  Natività di Cristo, Vergine in Trono tra San Giovanni Battista e San Girolamo. In quest’opera il Vasari riproduce, sullo sfondo, il paesaggio del monastero e dell’eremo di Camaldoli così come erano nel XVI° secolo. Le tavolette raffigurano: Sacrificio di Isacco, Pasqua in Egitto, Manna nel deserto e Cenacolo.

riserva camaldoliIl refettorio è caratterizzato da semplici e sobrie linee del manierismo toscano. È arredato con stalli in noce e tavoli dalla linea severa. Sopra la porta d’ingresso è situato un pulpito di pietra serena per la lettura di testi sacri durante i pasti. Alle pareti ci sono alcune tavole del XVII° e del XVIII° secolo. Le più interessanti sono quelle realizzate dal pittore fiorentino Giovanni Camillo Sagrestani: la Deposizione dalla Croce e la Resurrezione di Cristo. Ai lati del pulpito vi sono due opere di Lorenzo Lippi che raffigurano Giacobbe che abbevera la pecora di Rachele e il Trionfo di Davide. L’intera superficie della parete di fondo è occupata da una tela del 1611 di Cristoforo Roncalli, detto Pomarancio, raffigurante Cristo servito dagli angeli.

Dell’ospedale rimane solo l’antica farmacia. La sala è interamente arredata da scaffali in noce intagliato, risalenti all’epoca di costruzione. Si conservano ancora molti strumenti dell’antico gabinetto galenico (alambicchi, mortai, fornelli); inoltre libri e prontuari di epoca medievale e  ricette risalenti al XV° e XVI° secolo. All’interno del complesso, si trova la cella di San Romualdo e l’antica biblioteca con circa 300.000 volumi.

Eremo di Camaldoli

eremo camaldoliZona: Casentino
Comune: Poppi (AR) – località Camaldoli
Tipo: complesso religioso XII° secolo
Sito: www.camaldoli.it

Situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, a 3 chilometri di distanza del Monastero di Camaldoli, ospita una comunità monastica di origine benedettina. L’eremo fu fondato da San Romualdo nei primi anni dell’XI° secolo, in una località denominata Campo di Maldolo. Seconda la tradizione, il terreno fu donato da un certo Maldolo d’Arezzo, da cui il nome di Ca’ Maldoli. Originariamente la costruzione aveva solo cinque celle, una delle quali fu abitata per un tempo imprecisato da Francesco d’Assisi, ed un piccolo oratorio. Attualmente l’eremo è composto dalla foresteria, dove vengono accolti ospiti e visitatori, la chiesa, la sala del refettorio e le celle dei monaci. La chiesa, risalente al 1220, è posizionata al centro dell’eremo. All’interno si trova la tela raffigurante la Vergine col Bambino contornata da San Benedetto, San Romualdo, San Gerolamo e Santa Lucia, opera di Giovan Battista Naldini (1575). Nell’abside, decorata nel XVII° secolo con dorature, si trova la pala raffigurante Cristo crocifisso adorato da San Pietro, San Paolo, San Romualdo e San Francesco (1593).

san romualdo cellaNel  presbiterio sono raffigurate l’ Annunciazione a Maria, la Vergine Porta del Cielo e Stella del Mattino e un affresco raffigurante l’Imperatore Ottone III mentre confessa a San Romualdo l’uccisione di Crescenzio senatore romano, opera del pittore senese Francesco Franci. Altri due affreschi, dipinti nel XVII° secolo da Giovanni Drago, raffigurano: Ottone III in visita presso l’Eremo del Pereo il primo, La donazione dell’Abbazia di San Salvatore fatta da Ottone III a San Romualdo l’altro. All’interno della cappella dedicata a Sant’Antonio Abate c’è un altorilievo in ceramica invetriata di Andrea della Robbia, raffigurante la Vergine e il Bambino con Santi (XV° secolo). Nella cappella dedicata a San Giuseppe sono sepolti alcuni dei personaggi più rappresentativi vissuti nell’eremo: tra gli altri Ambrogio Traversari (1386-1439), priore generale dell’Ordine Camaldolese, e Mariotto Allegri (m. 1478), il suo corpo, posto nella parete di fondo, si è conservato incorrotto, a causa di un processo del tutto naturale.

camaldoliAll’interno della sacrestia è conservata la cattedra pontificale, realizzata in noce intagliato da Luca Bonicelli e Antonio Montini nel 1669. È inoltre presente una tela del XVII° secolo raffigurante San Giuseppe che sorregge il Bambino, tra San Filippo Neri e San Francesco d’Assisi. Nel refettorio, splendido è il soffitto a cassettoni realizzato nel XVII° secolo dagli intagliatori fiorentini Evangelista Dieciaiuti e Gaspare Bertacchi. Il complesso delle celle, 20 in totale, include anche quella di San Romualdo, unica visitabile. Pur essendo stata inglobata nella biblioteca, ha conservato la struttura tipica della cella eremitica: la cameretta, lo studio, la cappella, i tre tradizionali ambienti destinati a ciascun monaco, fiancheggiati da un corridoio. Oltre ad offrire riparo dalle rigide temperature invernali, questa struttura “a chiocciola”, simboleggiava il percorso spirituale del monaco per entrare in sé stesso. La cella di Franceso d’Assisi è decorata con una tela dello Spagnoletto. Al termine del viale delle celle si trova una piccola chiesetta in stile romanico, con abside e campanile a vela. È conosciuta come Cappella del Papa perché venne costruita nel 1220 dal Cardinale Ugolino dei Conti di Segni, poi diventato papa con il nome di Gregorio IX°.

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

parco foreste casentinesi mappaZona: Casentino
Tipo: area naturale protetta
Sito: www.parcoforestecasentinesi.it

Il parco è una grande area protetta che si estende tra le regioni Toscana ed Emilia Romagna, caratterizzata da boschi tra i più estesi e meglio conservati d’Italia e sede di un importante patrimonio floreale, composto da 1358 specie individuate, e da una fauna di grande interesse. Sul versante toscano, il parco è compreso nel territorio di sette comuni: Bibbiena, Chiusi della Verna, Poppi, Pratovecchio, Stia, tutti nella provincia di Arezzo; Londa e San Godenzo in quella di Firenze. I boschi ed i numerosi ambienti naturali fanno da cornice ai segni della millenaria presenza dell’uomo: borghi, mulattiere e, soprattutto, due santuari di assoluto spicco, Camaldoli e La Verna.

foresta momìnumentale della vernaI boschi rigogliosi sono stati per secoli sostentamento e ricovero per tante piccole e grandi comunità. Inoltre hanno fornito legname fin da epoche storiche: ad esempio quello per le impalcature del Duomo di Firenze o travi lunghe e dritte per costruire le navi della flotta di Pisa. Il parco è un vero paradiso naturale, costituito a sua volta da alcune componenti delle Foreste Demaniali Casentinesi: la Riserva Naturale di Sasso Fratino, la zona integrale de La Pietra, le riserve naturali biogenetiche di Campigna, della Scodella, di Badia Prataglia-Lama, di Camaldoli, la Foresta Monumentale de La Verna e l’area delle Cascate dell’Acquacheta. L’area può essere visitata a piedi, in mountain bike e a cavallo o, in inverno, con sci da escursionismo. La rete dei sentieri si estende per circa ben 600 chilometri. Di grande interesse naturalistico è la Foresta Monumentale de La Verna, conservata e mantenuta fino ai nostri giorni anche grazie alla sapiente opera dei frati, in una perfetta armonizzazione tra uomo e natura.

foresta della vernaIl bosco principale è costituito da abeti e faggi, con esemplari che raggiungono i 50 metri di altezza e diametri fino a 1,80 metri. La foresta è caratterizzata anche da una notevole ricchezza botanica e faunistica. Sono presenti anche numerose specie di uccelli, tra cui rapaci quali il gufo reale ed il falco pellegrino. La Foresta della Lama, che però si estende in gran parte nel territorio della regione Emilia Romagna, si trova al centro del Parco, nei pressi del Monte Penna, e confina con la Riserva Biogenetica di Camaldoli. All’interno c’è una stazione forestale attorno a cui si possono ammirare anche piante esotiche di dimensioni eccezionali, come pure un inusuale biancospino di circa 300 anni.

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La Verna e la grotta di San Francesco

Santuario della Verna

santuario la verna2Zona: Casentino
Comune: Chiusi della Verna (AR) – località La Verna
Tipo: santuario francescano – complesso di chiese e cappelle ( XIII°-XIV° secolo)
Indirizzo: località La Verna – comune di Chiusi della Verna
Tel.  informazioni +39 0575 5341; foresteria +39 0575 0575
Email: santurariolaverna@gmail.com
Orari: 8.00-22.30
Accessibilità disabili:
Servizi:  È possibile soggiornare presso la Foresteria del Santuario per riposare o pregare assieme ai monaci. Gli alloggi sono strutturati per accogliere persone singole, nuclei familiari, gruppi. Prezzi con pensione completa: € 57,00 al giorno; € 48,00 al giorno con permanenza minima di almeno tre giorni.

la vernaIl santuario francescano è situato sul Monte Penna (1.283 metri  s.l.m.), la cui vetta calcarea tagliata di netto su tre lati e ricoperta di abeti e faggi è visibile da molto lontano. È da secoli centro di irradiazione del messaggio francescano e centro di attrazione a livello mondiale. Il conte Orlando Cattani conobbe Francesco d’Assisi nella primavera del 1213 e, affascinato dalle sue parole, gli donò il monte. Questo divenne il luogo prediletto per numerosi e prolungati periodi di ritiro del futuro santo. Semplici capanne di frasche furono il primo rifugio della piccola comunità ma già nel 1214 furono costruite alcune piccole celle e, pochi anni dopo, l’oratorio di Santa Maria degli Angeli. L’impulso decisivo per fondare un grande convento fu dato dall’evento delle stimmate, avvenuto proprio sul monte, in occasione dell’ultima visita di Francesco.

chiusi della verna 2Il “poverello d’Assisi” vi giunse nel mese di agosto del 1224 per un digiuno di 40 giorni, in preparazione della festa di San Michele. Mentre era assorto in preghiera, ricevette le stimmate e, da quel momento,  La Verna divenne un luogo sacro per tutta la cristianità. Nel 1260 vi fu consacrata una vera e propria chiesa e, tre anni dopo, fu completata la Cappella delle Stimmate. Nel 1498 il condottiero Bartolomeo d’Alviano, sostenuto dai Medici esiliati da Firenze, occupò il Santuario e le sue milizie, lo devastarono completamente e lo incendiarono. La struttura fu restaurata in breve tempo ed altri interventi furono eseguiti nei tre secoli successivi. Per volere papale, nel 1431 il santuario fu posto sotto la protezione di Firenze. Nel 1810 e nel 1866 i monaci ne vennero temporaneamente espulsi a seguito della soppressione degli ordini religiosi. Nel 1933 il complesso fu nuovamente affidato ai Frati Minori. Il Santuario è costituito da un’insieme di chiese, cappelle ed altri luoghi di preghiera e di devozione, tutti frequentati da un gran numero di pellegrini, devoti e visitatori provenienti da ogni parte del mondo. I numerosi edifici sono notevoli sia per il messaggio religioso che per le opere d’arte contenute.

Quadrante

È un ampio piazzale lastricato di accesso a tutti i luoghi visitabili del santuario. Circondato da un muro di pietra, deve il suo nome alla meridiana, l’orologio solare inciso sulla parete del campanile della Basilica Maggiore. Nel piazzale è presente una grande croce di legno, piantata nella roccia, oltrepassata la quale è possibile osservare un suggestivo panorama del Casentino. A sinistra si trova invece il “pozzo della foresteria”, una cisterna del XVI° secolo che veniva utilizzata per pellegrini e ospiti.

basilica maggiore la vernaBasilica Maggiore 

Dedicata alla Madonna Assunta, fu costruita tra il 1348 ed il 1509 e più volte rimaneggiata in epoche successive. Il risultato delle varie modifiche è un edificio a croce latina, a navata unica e con volte a crociera. All’interno si trovano alcune eccellenti realizzazioni della “bottega” Della Robbia. L’opera più antica è l’Annunciazione (1475 circa), ritenuta il capolavoro di Andrea della Robbia. Le altre sono: l’Ascensione (1490 circa), la Natività (1479), la Madonna in trono con Bambino (detta anche Madonna del Rifugio, 1515-1520 circa). All’interno della Cappella delle Reliquie, risalente al 1635, sono conservati alcuni oggetti usati da Francesco: una tovaglia, una ciotola, un bicchiere, un pezzo di corda, una benda di lino intrisa dal sangue del santo (conservata in una teca di bronzo).

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Un oratorio dedicato a Santa Maria degli Angeli fu costruito (1216-18) dopo che a Francesco era apparsa la Madonna. L’edificio, che è il nucleo più antico del santuario, fu ristrutturato ed ampliato tra Il 1250 ed il 1260. La campana del campaniletto a vela fu fusa da Leonardo Pisano nel 1257 e, secondo la tradizione, fu un dono di San Bonaventura. La chiesa, preceduta da un basso porticato, è a navata unica. All’interno, sull’altare principale la grande pala di terracotta invetriata Assunzione di Maria al cielo, (anche detta Madonna della Cintola), opera di Andrea Della Robbia realizzata intorno al 1485. Dello stesso periodo le due pale Natività con San Francesco e Sant’Antonio e Pietà. All’interno della chiesa sono conservati vari oggetti appartenuti al santo, in particolare il saio che indossava quando comparvero le stimmate. Il coro ligneo è del periodo rinascimentale.

Corridoio delle Stimmate

Attraverso una porta ad arco dalla chiesa di S. Maria degli Angeli si accede al Corridoio delle Stimmate, costruito tra il 1578 e il 1582. All’inizio c’è la cappella  del conte Checco di Montedoglio (o della Pietà), terminata nel 1532, che contiene la tavola invetriata policroma Deposizione dalla Croce, opera di Santi Buglioni. L’arioso corridoio è affrescato con episodi della vita e dei miracoli di San Francesco. Diciotto dei riquadri sono stati realizzati dal pittore Baccio Maria Bacci in due fasi, tra il 1929 e 1962. È visibile la prima cella costruita da Francesco d’Assisi. Lungo il corridoio transita la processione che, dal 1431, i frati effettuano due volte al giorno (alle 14 e a mezzanotte) verso la cella di San Francesco e quindi fino alla Cappella delle Stimmate.

letto san francesco la vernaSeconda cella di S. Francesco

Al termine del Corridoio delle Stimmate c’è la grotta dove dimorava Francesco d’Assisi; il letto era costituito da una lastra di nuda pietra. Quindi la seconda cella usata per meditare durante il periodo finale della vita. Fu trasformata nel 1263. Dopo un piccolo atrio si accede direttamente alla Cappella delle Stimmate.

Monastero e refettorio

Il monastero, non visitabile, è formato da ben cinque chiostri. Le celle dei frati sono ubicate in quello risalente al XV° secolo. Nel refettorio è situata la Madonna del Cardellino, un’altra notevole opera di Andrea Della Robbia.

cappelle santuarioCappella delle Stimmate

La cappella, vero punto focale di tutto il santuario, fu costruita da Simone da Battifolle nel 1263 sul luogo dell’evento miracoloso: è a navata unica, coperta da volta a crociera. Sul pavimento una lapide indica il punto esatto dove si trovava Francesco nel momento del miracolo. Sopra la porta c’è il tondo Madonna con Bambino benedicente, della “bottega” di Andrea Della Robbia. Sulla parete di fondo c’è la monumentale composizione Crocifissione, eseguita nel 1481 da Andrea Della Robbia.

Cappelle

Attorno agli edifici principali o nelle immediate vicinanze ci sono altri luoghi di preghiera e di devozione. In particolare una serie di cappelle, ognuna dedicata ad un proprio culto: della Natività, dell’Annunciazione, dell’Ascensione, di San Bonaventura, di San Sebastiano, di San Pietro di Alcantara, della Pietà, di Sant’Antonio da Padova (che qui dimorò per alcuni mesi del 1230), della Maddalena, della Croce e la Cappella Loddi. La cappella di Santa Maria Maddalena fu fatta costruire alla fine del XIV° secolo dalla contessa Caterina Tarlati a ricordo della capanna di semplici frasche che fu il primo alloggio di Francesco. All’interno c’è la pietra su cui Cristo apparve al “poverello d’Assisi”.

sasso spicco la vernaSasso Spicco

È un enorme masso quasi completamente staccato da resto della montagna e sospeso sopra un antro. La tradizione popolare vuole che l’ampia crepa si sia formata il giorno stesso della crocifissione di Cristo. Anche in queste profonde fenditure della roccia il futuro santo sostava in preghiera e meditazione. Sempre qui Francesco trovò rifugio dopo che il demonio aveva cercato di farlo cadere nel precipizio circostante. È un punto dove si gode un panorama eccezionale.

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Eremo Le Celle, Abbazia di Farneta e Santuario di Santa Margherita a Cortona

Le Celle

convento le celleZona: Val d Chiana
Comune: Cortona (AR) – località Le Celle
Tipo: convento francescano XIII° secolo

Fu fondato nel 1211 da San Francesco d’Assisi, che vi ritornò poi nel 1226, poco prima di morire. Nel 1969 il complesso, molto suggestivo per l’amenità del luogo e l’atmosfera spirituale, è stato radicalmente restaurato. I locali comuni e quelli, più piccoli, dove vivevano i monaci sono disposti “a gradoni” su entrambi i declivi del vallone. Il complesso conserva proprio la cella che fu personalmente usata da San Francesco durante la sua visita.

All’interno del convento c’è anche la cappella di San Felice da Cantalice, risalente al XVII° secolo: sull’altare una Madonna che offre il Bambino a San Felice da Cantalice, opera di Simone Pignoni. Tutt’intorno al convento c’è un suggestivo bosco, di pregio estetico e naturalistico, essenzialmente costituito da lecci secolari e cipressi, attraversato da gradevoli sentieri che permettono escursioni tra ruscelli e forre naturali, sempre con ottimi panorami sulla vallata sottostante. Il convento offre ospitalità. Non lontano del convento si trova nota abbazia di Farneta.

Abbazia di Farneta

farnetaZona: Val d Chiana
Comune: Cortona (AR) – località Farneta
Tipo: chiesa monastero benedettino IX°-XV° secolo

Antico monastero benedettino, risale all’epoca longobarda (IX° secolo). Nel XV° secolo era però ormai in piena decadenza e, nel 1799, fu soppresso. Nonostante alcune “mutilazioni” e modifiche, l’insieme della chiesa si è conservato abbastanza bene nel corso dei secoli. L’opera di restauro si è incredibilmente svolta in un momento cruciale (1940-1944) per la storia d’Italia. La chiesa ha pianta a T ed ha un’unica navata. Insolita la soluzione del transetto, nel quale si aprono cinque absidi rivolte verso oriente (la luce), simbolo della Redenzione, secondo la tradizione dell’epoca. Inconsueta anche la presenza, all’interno del presbiterio, di nicchie attorno alle absidi, quasi a formare un trifoglio. Di notevole pregio le vetrate, tutte istoriate.

Di particolare suggestione è la cripta, usata come sepolcro collettivo dopo la dismissione del monastero e poi riscoperta e restaurata  all’inizio degli anni ‘40. La cella centrale è a forma di quadrifoglio, mentre quelle laterali sono in forma di trifoglio. Le volte, senza sottarchi, sono sostenute da colonne di epoca romana, una delle quali di granito rosa proveniente da Aswan (Egitto). Alle pareti si trovano anche alcune lapidi millenarie, come una stele funeraria di epoca romana e quella dell’abate Ado (anno 1100 circa). Nel 1974 la struttura ha nuovamente recuperato il rango di abbazia. Gli altri edifici del monastero sono andati in gran parte distrutti o sono stati radicalmente trasformati.

Santuario di Santa Margherita di Cortona

santa margheritaZona: Val d Chiana
Tipo: chiesa santuario XIII-XIV° secolo
Indirizzo: Piazzale Santa Margherita, 1 – Cortona (AR)

È un santuario dedicato alla patrona di Cortona. Alla morte di Margherita (1297) fu deciso di costruire una chiesa in suo onore, a fianco dell’antica chiesetta di San Basilio che la pia donna aveva fatto restaurare dopo averla scelta come luogo di penitenza e di preghiera. Nel 1385 la chiesa fu affidata ai monaci olivetani, sostituiti nel 1389 dai Frati Minori Osservanti che ancora oggi vi risiedono. L’attuale aspetto della chiesa è però il risultato della ricostruzione ottocentesca, inizialmente affidata all’architetto Enrico Presenti, nel corso della quale l’originario impianto a navata unica fu sostituito da una struttura di tipo basilicale.

Nella cappella del transetto di sinistra si trova il monumento marmoreo di Santa Margherita. In realtà il corpo della beata è conservato entro un’urna sopra l’altare maggiore, bordata da una cornice in lamina d’argento sbalzata e cesellata con pasta vitrea. Nell’altare a destra dell’altar maggiore si trova invece il Crocifisso (XIII° secolo), che la tradizione locale vuole sia proprio quello davanti al quale Margherita era solita pregare. Altra opera di rilievo sono Dio Padre, l’Immacolata Concezione e i santi Francesco, Domenico, Ludovico di Tolosa e la beata Margherita da Cortona, dipinto del 1602 di Francesco Vanni. Il soffitto della chiesa è decorato da un suggestivo cielo azzurro stellato.

 

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Romena

Pieve di Romena

pieve romenaZona: Casentino
Comune: Pratovecchio Stia (AR) – località Romena
Tipo: chiesa romanica XII° secolo

La pieve fu costruita in puro stile romanico a metà del XII° secolo sopra una precedente chiesa risalente all’VIII° secolo ed i cui resti sono visibili sotto al presbiterio. Fortemente danneggiata da una frana nel 1678 e poi anche da un terremoto del 1729 che provocò gravi danni alla facciata, è stata restaurata secondo l’aspetto originario. La facciata è semplice e rustica, realizzata in pietre conce. La chiesa è suddivisa in tre navate con cinque campate su colonne monolitiche di pietra, arricchite dai motivi decorativi dei capitelli a fogliami. I caratteri decorativi dei capitelli sono molteplici, da elementi geometrici e vegetali stilizzati a figure umane e zoomorfe. La relativamente tozza lunghezza della navata fa da contrasto ad un’ampia abside con due ordini di arcate e aperture costituite da una trifora e due bifore.

 

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MONASTERI E ABBAZIE IN PROVINCIA DI LUCCA - ZONA GARFAGNANA

itinerari religiosi garfagnanaCalomini – comune di Fabbriche di Vergemoli

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Eremo di Calomini

eremo-di-calominiZona: Garfagnana
Comune: Fabbriche di  Vergemoli – località Calomini
Tipo: eremo costruito nella roccia (XII°- XVII° secolo)
Tel.: +39 0583 767003
Sito: www.eremocalomini.it
Orari: Estivo: da aprile a settembre tutti giorni – Invernale: da ottobre a marzo soltanto alla domenica
Servizi: affitto di camere con TV e piscina +39 0583 767041

L’edificio è situato a ridosso di uno strapiombo roccioso ed è stato scavato quasi interamente nella roccia. In questo luogo particolarmente impervio, attorno all’anno Mille, la Madonna sarebbe apparsa in una grotta ad una giovane donna. Qui, attorno al XII° secolo, si ritirò un gruppo di eremiti che poi iniziarono a dimorare in grotte scavate da loro stessi. Fu quindi costruita una prima piccola chiesa, anch’essa in parte scavata nella roccia. A partire dal XIV° secolo, parallelamente alla crescita della fama e della venerazione della Vergine della Grotta, la modesta costruzione fu oggetto di vari ampliamenti e vennero aggiunti anche nuovi edifici.

calomini La chiesa fu integralmente ricostruita nel XVII° secolo, ma la roccia viva cui si appoggia il complesso è tuttora visibile nel presbiterio e nella sacrestia. Anche il convento fu scavato nella roccia viva. A seguito della soppressione degli ordini religiosi decretata da Napoleone, l’eremo fu spogliato di tutti gli arredi sacri e le suppellettili e defraudato di tutti i terreni. Gli eremiti successivamente ritornarono e vi rimasero fino al 1868. Attualmente l’eremo è affidato all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, seguaci della regola di San Francesco.

La sacra immagine della Vergine della Grotta (o Madonna della Penna), abbozzata in una statua di legno di salice, è oggetto di devozione. Molte persone vengono anche per bagnarsi con l’acqua che sgorga da una sorgente all’interno dell’eremo, che, si dice, produca giovamento e benefici.

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PERCORSI E ITINERARI RELIGIOSI

volto santo1Il Volto Santo a Lucca

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Numerose sono le vie di pellegrinaggio che scavalcavano gli Appennini per dirigersi poi verso luoghi di culto in Toscana e quindi proseguire verso Roma, culla della Cristianità. Di questi percorsi, faticosamente scolpiti nella terra dai passi di chi andava o tornava, sono rimaste tracce, alcune delle quali ancora percorribili. L’interesse crescente da parte di escursionisti italiani e stranieri ha spinto autorità, organizzazioni, associazioni verso un rapporto di collaborazione. In pratica si è trattato di ricercare i tracciati storici, valorizzare il concetto del “cammino lento”, riscoprire il territorio circostante, affiancare varie culture e confessioni religiose dell’Europa.

Via del Volto Santo

via volto santoTipo: percorso religioso, artistico, naturalistico
Zone: Lunigiana e Garfagnana
Partenza: in comune con la Via Francigena da Pontremoli, altrimenti dalla Pieve di Sorano (Filattiera – MS)
Arrivo: Lucca
Percorribilità: a piedi, in mountain bike o automobile (strada asfaltata)
Lunghezza: a piedi km. 220, su percorso stradale km. 62,5
Difficoltà: media (a piedi o in mountain bike), facile in automobile
Dislivello: m. 380
Sito: www.viadelvoltosanto.it

La storia

volto santoLa tradizione del Volto Santo ebbe origine nel secolo VIII°, ma è soprattutto intorno all’XI°-XII° che l’immagine spinse molti pellegrini a scegliere Lucca come una tappa del loro viaggio verso Roma ed, eventualmente, Gerusalemme. Il Volto Santo è il crocifisso ligneo esposto nel Duomo di Lucca (Chiesa di San Martino) e che, secondo la tradizione, raffigura il vero viso di Cristo. La Via del Volto Santo, anche conosciuta come Via Francigena di Montagna, era dunque il percorso che, dopo aver solcato la Lunigiana settentrionale, si inerpicava sui contrafforti settentrionali delle Alpi Apuane, entrava in Garfagnana, la percorreva tutta e terminava a Lucca. Era un percorso alternativo alla Via Francigena (o Romea), la strada di pellegrinaggio in direzione di Roma, così come delineata dal vescovo Sigerico (XII° secolo). Questo percorso alternativo evitava il pericolo delle malattie malariche nelle aree più basse e le insidie dei pirati, spesso in agguato lungo le coste.

Di conseguenza si svilupparono lungo entrambi i percorsi strutture di accoglienza (hospitalia pauperum et peregrinorum o domus hospitales pauperum) per il ricovero dei viandanti. Quindi anche chiese ed edifici che ancora oggi sono ben identificabili. Tra queste il Santuario di San Pellegrino in Alpe e Santa Croce a Castelnuovo di Garfagnana. Sono giunte fino all’epoca attuale numerose costruzioni lungo la Via Francigena e quella del Volto Santo: ospedali per il ricovero e la cura dei pellegrini, numerosi conventi, edifici di confraternite e chiese intitolate ai santi protettori dei pellegrini (San Rocco, San Donnino, San Michele, San Cristoforo, San Sebastiano, San Jacopo).

Il percorso – cosa vedere

via del Volto santo (1)Il Cammino del Volto Santo inizia dalla cittadina di Pontremoli dove è opportuno visitare il Museo dalle Statue Stele, opere dei misteriosi e affascinanti antichi abitanti della Lunigiana, e il labirinto nella chiesa di San Pietro, simbolo indiscusso di pellegrinaggio. Attraversando borghi di origine bizantina e longobarda ci si può soffermare al labirinto di Ceretoli, da poco riportato alla luce, per poi arrivare alla chiesa di San Giovanni Battista. Qui c’è un Volto Santo, molto simile a quello di Lucca e con il quale condivide leggenda e tradizione. Seguono alcuni saliscendi prima di arrivare a Bagnone, dominato dal castello che sorvegliava la valle. Castiglione del Terziere, Monti e Pontebosio completano i primi giorni del cammino attraverso una terra ricca di commercio e di tradizioni.

Partendo da Fivizzano si percorre l’ultima tappa lunigianese attraversando Turlago, Reusa e Regnano. Al Passo Tea l’Hospitale, con le fondamenta nuovamente visitabili, ricorda i molti pellegrini e viandanti transitati da qui per secoli. Il percorso prosegue verso Giuncugnano, Nicciano e poi San Michele, caratterizzato dal ponte sulle Acque Bianche.

via volto santo1

Da Piazza al Serchio è consigliabile salire fino all’imponente Fortezza delle Verrucole dalla quale si dominava l’intera Alta Garfagnana. Seguono San Romano e poi la chiesa di San Pantaleone alla Sambuca. Il lago di Pontecosi invita a una sosta dopo aver percorso circa due terzi di cammino. Attraversando Castelnuovo di Garfagnana è quasi d’obbligo visitare il Duomo, la Rocca Ariostesca e la Fortezza di Montalfonso. Quindi il Museo, dove i Votivi di Castelvenere, testimoni poco conosciuti della presenza etrusca in queste zone, riposano. Si prosegue per Cascio, Gallicano per terminare la tappa a Barga, cittadina che ha conseguito il riconoscimento “borgo arancione” del T.C.I.-Touring Club Italiano. È quasi d’obbligo visitare le strette vie, i saliscendi affascinanti e ricchi di storia, il Duomo con la scritta mai tradotta e molti altri luoghi misteriosi. Si prosegue verso la Pieve di Loppia, magnifica e superba, Ghivizzano, con il borgo ben mantenuto ed il castello. Borgo a Mozzano, punto di arrivo della penultima tappa, è famoso per il ponte della Maddalena (o ponte del Diavolo). Infine si conclude l’itinerario con una sorta di lunga passeggiata fiancheggiando il fiume Serchio e toccando Diecimo, dove bisogna ammirare la Pieve, Valdottavo e Sesto a Moriano. A Lucca, destinazione di arrivo, attende il Volto Santo.

Le Tappe

Tappa 1 – da Pontremoli a Lusignana
Lunghezza: km. 18
Difficoltà: E

Tappa 2 – da Lusignana a Bagnone
Lunghezza: km. 14
Difficoltà: E

Tappa 3 – da Bagnone a Monti di Licciana
Lunghezza: km. 22
Difficoltà: E

Tappa 4 – da Monti di Licciana a Fivizzano
Lunghezza: km. 17
Difficoltà: E

Tappa 5 – da Fivizzano a Argegna (Passo Tea)
Lunghezza: km. 22
Difficoltà: E

via del Volto santo (2)Variante Tappa 5 – da Fivizzano a Argegna (Passo Tea)
Lunghezza: km. 20
Difficoltà: E

Tappa 6 – da Argegna a Piazza Al Serchio
Lunghezza: km. 12
Difficoltà: E

Tappa 7 – da Piazza Al Serchio a Castelnuovo Garfagnana
Lunghezza: km. 21
Difficoltà: E

Tappa 8 – da Castelnuovo Garfagnana a Barga
Lunghezza: km. 25
Difficoltà: E

Tappa 9 – da Barga a Borgo a Mozzano
Lunghezza: km. 21
Difficoltà: E

Tappa 10 – da Borgo a Mozzano a Lucca
Lunghezza: km. 28
Difficoltà: E

Via degli Abati

Il tracciato originale risale almeno al VII° secolo. Era un percorso da Pavia (all’epoca capitale del Regno Longobardo) verso Pontremoli e, da qui, proseguire lungo la Via Francigena oppure la Via del Volto Santo verso Roma. La tradizione vuole che sia stato “inaugurato” degli abati del grande monastero di San Colombano di Bobbbio (PC) ed è stato successivamente conosciuto anche come “Via Francigena di Montagna” per le maggiori asperità naturali da superare lungo il tracciato. Il percorso completo da Pavia è di circa 195 chilometri (di cui 127 in Emilia Romagna), ma in Toscana è limitato alla sola porzione compresa tra il Passo del Borgallo e Pontremoli (circa 30 chilometri, a seconda delle varianti).

Per ulteriori informazioni consultare il sito www.viadegliabati.com

Descrizione del percorso

Tipo: montagnoso, sentieri, mulattiere, strade bianche, qualche breve tratto su asfalto in prossimità degli abitati
Difficoltà: il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche. Attualmente il tracciato è percorribile a piedi o a cavallo o in mountain bike con piccole varianti rispetto al percorso storico, a causa di frane e tratti di strada non più esistenti.
Profilo: Borgo Val di Taro (in Emilia Romagna) è il punto di partenza. Da qui si sale verso il Passo del Borgallo (m. 965) nei cui pressi, ancora nel XIX° secolo, sorgevano i resti dell’Ospizio di San Bartolomeo. Superato il crinale, antico confine tra Ducato di Parma e il Granducato di Toscana, si scende nella Valle del Verde, ricoperta da una fitta boscaglia, fino a gruppi di costruzioni (come Farfarà) e si giunge alla cascatella della Pisciarotta. Si guada il torrente omonimo e, poco oltre, si costeggia il Lago Verde, alimentato da acque sorgive.
Attraversato un castagneto appare Cervara: lungo la strada sono collocati pilastrini di marmo bianco con bassorilievi devozionali. La chiesa del paese, dedicata San Giorgio, rimanda forse a origini longobarde mentre i “facion” (mascheroni di pietra arenaria) sulle facciate delle case sembrano sfidare il tempo e allontanare il male.
Superato il paese si attraversa il torrente Darnia e si risale verso Barca, punto panoramico sull’Appennino e le Alpi Apuane, per giungere poi a Pra’ del Prete. Di fronte è visibile la torre del castello di Grondola, oggetto di aspre contese tra Piacenza, Parma, Pontremoli e la famiglia Malaspina. Da questo punto fino all’abitato di Pontremoli è una camminata in discesa.

Via Romea Nonantolana e Via Romea Strata

Via Romea Nonantolana

È uno degli itinerari che, dalla Val Padana, scavalcavano gli Appennini per ricongiungersi in Toscana alla Via Francigena. Il percorso, complessivamente oltre 100 chilometri, inizia a Nonantola (MO) e attraversa tutta la parte meridionale della provincia di Modena. L’ingresso in Toscana avviene al Passo della Croce Arcana, al confine tra i comuni di Fanano (MO) e Abetone Cutigliano (PT). Da qui si può quindi scendere verso Pistoia lungo altri itinerari e poi innestarsi sulla via Francigena nella zona di Fucecchio (FI).  Per ulteriori informazioni: sito www.camministorici.it

Via Romea Strata

È un altro degli itinerari che, dalla Val Padana, scavalcavano gli Appennini per ricongiungersi in Toscana alla Via Francigena. In realtà ha origine dal Passo del Tarvisio (UD) e si snoda per quasi 760 chilometri, parte dei quali dell’antica Via Romea Longobarda. L’ingresso in Toscana è al Passo della Croce Arcana, al confine tra i comuni di Fanano (MO) e Abetone Cutigliano (PT). Da qui si può quindi scendere verso Pistoia lungo altri itinerari e poi innestarsi sulla via Francigena nella zona di Fucecchio (FI). Per ulteriori informazioni: sito www.romeastrata.it

Sentiero di Matilde

Sentiero di Matilde

Prende nome dalla contessa Matilde di Canossa, importante e potente feudataria di una porzione dell’Italia su entrambi i versanti degli Appennini. Si snoda attraverso tutta la parte meridionale della provincia di Reggio Emilia, con imprescindibile tappa a Canossa. Il percorso completo è di oltre 250 chilometri, a partire da Guastalla (RE), ma in Toscana è limitato alla sola porzione tra il Passo delle Radici e San Pellegrino in Alpe. Da qui si può scendere verso Lucca lungo altri tracciati. Per ulteriori informazioni: sito www.sentieromatilde.it

Via Romea Germanica / Cammino di San Francesco / Cammino di Sant'Antonio / Cammino di Assisi

Via Romea Germanica

Nella Biblioteca di Wolfenbuttel (Germania) è conservato un documento che descrive le strade da percorrere verso Roma. Fu compilato dall’abate Alberto del Convento di Santa Maria in Stade attorno al 1256. Anche il religioso, al pari del vescovo inglese Sigerico, fornisce indicazioni precise su luoghi, distanze, condizioni delle strade. Quella raccomandata era la “Melior Via” che penetrava in Italia dall’attuale Passo del Brennero. Per entrare nell’attuale Toscana era consigliato l’attuale Passo della Serra. Da qui ci si dirige verso La Verna e poi si prosegue in direzione di Roma. L’intersezione e l’unione con la Via Francigena è a Montefiascone (VT). La distanza tra il Brennero e Roma è di oltre 1.000 chilometri. Per ulteriori informazioni: www.viaromeagermanica.com

Cammino di San Francesco

È un tracciato di origine recente in quanto inaugurato nel 2013 in occasione degli 800 anni della morte del Santo patrono dell’Italia. Il percorso unisce Rimini a La Verna attraverso cinque tappe per un totale di oltre 100 chilometri. Il tracciato risale la Valmarecchia (dove la presenza di San francesco è storicamente accertata) e penetra in Toscana attraverso le Balze di Verghereto. Da qui un’unica tappa fino al Santuario della Verna. Una variante tocca invece Badia Tedalda e Pieve S. Stefano, entrambe in Toscana.

Per ulteriori informazioni: www.camminosanfrancescoriminilaverna.it

Cammino di Sant’Antonio

Si tratta di un percorso di origine più recente voluto per collegare il maggior centro di culto antoniano (Padova) con La Verna. Una sorta di collegamento ideale tra i fari di due ordini religiosi che, nella storia, si sono trovati anche a competere se non proprio a combattersi. Il percorso completo è di quasi 500 chilometri. L’ingresso in Toscana avviene a San Benedetto in Alpe. Quindi il percorso tocca le località di Castagno d’Andrea, Poggio Lastraiolo, Camaldoli, Badia Prataglia e termina al Santuario della Verna. In ognuna di queste località c’è un rifugio dove si può pernottare.
Per ulteriori informazioni: www.ilcamminodisantantonio.org

Cammino di Assisi

Si tratta di un percorso di origine più recente che dalla cittadina di Dovadola (FC) risale verso l’Appennino Tosco-Romagnolo. L’ingresso in Toscana avviene al Passo della Calla, superato il quale l’itinerario punta direttamente verso l’Eremo di Camaldoli e con possibilità di proseguire fino al Santuario de La Verna e, quindi, verso Assisi lungo altri tracciati. Per ulteriori informazioni: www.camminodiassisi.it

Cammino di San Vicinio

È un ulteriore percorso di origine più recente, sagomato ad anello e quasi interamente compreso nella Romagna. Dopo aver superato la cittadina di Bagno di Romagna il tracciato penetra in Toscana e dirige verso l’Eremo di Camaldoli. Da qui l’anello ripiega verso il Passo della Serra per rientrare in Romagna, puntando su Sant’Agata Feltria. Per ulteriori informazioni: www.camminodisanvicinio.it

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