In tutto il primo Medio Evo la ricerca del cinabro fu piuttosto trascurata a causa delle invasioni, delle guerre e di altri eventi luttuosi che si abbatterono su tutta la zona. Il nuovo successo del minerale fu dovuto alla farmacopea rinascimentale quando, anche in Italia, si diffuse la sifilide, devastante malattia venerea, all’epoca denominata “mal francioso” o “mal francese”. Il morbo trovò un relativo giovamento nelle cure mercuriali. Iniziò così una forte richiesta del “metallo liquido” e dei suoi derivati che, protrattasi per tutto il XVI° secolo, determinò una forte ripresa dell’estrazione. Sebbene il territorio fosse uno dei più importanti centri per i minerali di mercurio (cinabro), i sali di ferro e l’alluminio, il suo sviluppo è sempre stato legato alla richiesta del mercato: periodi di alta produzione si alternavano a periodi di crisi determinando la costruzione di strade e complessi industriali ed il loro successivo abbandono.
L’avvento di nuove tecnologie e l’utilizzo di materiali alternativi al mercurio, considerato sostanza inquinante, determinarono la chiusura definitiva delle miniere che avvenne intorno agli anni ’70. Di quest’epoca rimangono solo i resti di macchinari, gallerie, ruderi di veri e propri villaggi. Il Siele, il Morone, il Cornacchino e le Solfarate, i quattro villaggi minerari (ad alto livello per le tecnologie utilizzate) rendono l’intera area particolarmente interessante dal punto di vista dell’ archeologia industriale. La miniera di Morone è visitabile su prenotazione.

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Castel’Azzara (GR) – località Selvena

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42.76670547149158, 11.641581906119086

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