Eremo di CamaldoliL’Eremo di Camaldoli è il celebre centro spirituale è circondato dai secolari boschi dell’Appennino Tosco Romagnolo, quelli che, per molti secoli, solitari eremiti abitavano, ne sfruttavano il legno e avevano un vero culto per gli alberi (l’abete bianco in particolare). L’Eremo di Camaldoli, situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, a 3 chilometri di distanza del Monastero di Camaldoli, ospita una comunità monastica di origine benedettina.

Eremo di CamaldoliLa prima costruzione fu un ospizio per pellegrini, fondato nel 1046 dal monaco benedettino Romualdo, iniziatore dell’ordine camaldolese e successivamente beatificato. La località prescelta era, per l’esattezza, Fontebuona, già nota per la qualità delle acque. Originariamente la costruzione aveva solo cinque celle, una delle quali fu abitata per un tempo imprecisato da Francesco d’Assisi, ed un piccolo oratorio. Attualmente l’eremo è composto dalla foresteria, dove vengono accolti ospiti e visitatori, la chiesa, la sala del refettorio e le celle dei monaci. La chiesa, risalente al 1220, è posizionata al centro dell’eremo. All’interno si trova la tela raffigurante la Vergine col Bambino contornata da San Benedetto, San Romualdo, San Gerolamo e Santa Lucia, opera di Giovan Battista Naldini (1575).

Nella cappella dedicata a San Giuseppe sono sepolti alcuni dei personaggi più rappresentativi vissuti nell’eremo: tra gli altri Ambrogio Traversari (1386-1439), priore generale dell’Ordine Camaldolese, e Mariotto Allegri (m. 1478), il suo corpo, posto nella parete di fondo, si è conservato incorrotto, a causa di un processo del tutto naturale. Il complesso delle celle, 20 in totale, include anche quella di San Romualdo, unica visitabile. Pur essendo stata inglobata nella biblioteca, ha conservato la struttura tipica della cella eremitica: la cameretta, lo studio, la cappella, i tre tradizionali ambienti destinati a ciascun monaco, fiancheggiati da un corridoio. Oltre ad offrire riparo dalle rigide temperature invernali, questa struttura “a chiocciola”, simboleggiava il percorso spirituale del monaco per entrare in sé stesso. La cella di San Franceso d’Assisi è decorata con una tela dello Spagnoletto. Al termine del viale delle celle si trova una piccola chiesetta in stile romanico, con abside e campanile a vela. È conosciuta come Cappella del Papa perché venne costruita nel 1220 dal Cardinale Ugolino dei Conti di Segni, poi diventato papa con il nome di Gregorio IX°.

camaldoli montagnaAnnesso all’ospizio, diventato successivamente una vera e propria foresteria, fu costruito il monastero di Camaldoli che assunse le attuali caratteristiche nel XVI° secolo: un grande edificio a due piani contenente due chiostri, il refettorio (completato all’inizio del XVII° secolo), la foresteria e le celle dei monaci. Nella seconda metà del XV° secolo nel Monastero soggiornò, con un seguito di letterati, anche Lorenzo il Magnifico. All’ospedale, già ingrandito, si aggiunse nel 1543 una vera e propria farmacia o, meglio, il laboratorio galenico per la preparazione di medicinali a base di erbe officinali. Il refettorio venne completato nel 1609. Una nuova ristrutturazione della chiesa venne effettuata nel XVIII° secolo. Le riforme dell’epoca napoleonica tolsero tutto ai monaci che, solo nel 1934, poterono riprendere possesso del complesso che si trovava in stato di totale abbandono. Nel 1954 fu completamente restaurato, recuperando il più possibile l’aspetto originale. Tra le opere d’arte all’interno della chiesa spiccano le tavole di Giorgio Vasari. La pala più grande raffigura la Deposizione dalla Croce ed è situata sull’altare maggiore. Le altre sono: San Donato e San Ilariano, Natività di Cristo, Vergine in Trono tra San Giovanni Battista e San Girolamo. In quest’opera il Vasari riproduce, sullo sfondo, il paesaggio del monastero e dell’eremo di Camaldoli così come erano nel XVI° secolo. Le tavolette raffigurano: Sacrificio di Isacco, Pasqua in Egitto, Manna nel deserto e Cenacolo.

Il refettorio è caratterizzato dalle semplici e sobrie linee del manierismo toscano. È arredato con stalli in noce e tavoli dalla linea severa. Alle pareti ci sono alcune tavole del XVII° e del XVIII° secolo. Le più interessanti sono quelle realizzate dal pittore fiorentino Giovanni Camillo Sagrestani: la Deposizione dalla Croce e la Resurrezione di Cristo. Ai lati del pulpito ci sono due opere di Lorenzo Lippi che raffigurano Giacobbe che abbevera la pecora di Rachele e il Trionfo di Davide. L’intera superficie della parete di fondo è occupata da una tela del 1611 di Cristoforo Roncalli, detto Pomarancio, raffigurante Cristo servito dagli angeli.

Dell’ospedale rimane solo l’antica farmacia. La sala è interamente arredata da scaffali in noce intagliato, risalenti all’epoca di costruzione. Si conservano ancora molti strumenti dell’antico gabinetto galenico (alambicchi, mortai, fornelli); inoltre libri e prontuari di epoca medievale e ricette risalenti al XV° e XVI° secolo. All’interno del complesso, c’è anche la cella di San Romualdo e l’antica biblioteca che contiene circa 300.000 volumi.

monastero camaldoliZona: Casentino
Comune: Poppi (AR)
Tipo: complesso religioso (XII° secolo)
Indirizzo: località Camaldoli
Sito: www.camaldoli.it

Orari di Apertura

Lunedì

-

Martedì

-

Mercoledì

-

Giovedì

-

Venerdì

-

Sabato

-

Domenica

-

Indirizzo

Il nosto indirizzo:

Eremo di Calomini - Poppi (AR) – località Camaldoli

GPS:

44.054859966306, 10.407855996115