Dell’originale importante abbazia cistercense sono rimaste solo le imponenti mura. Intorno al 1185 e per volontà del vescovo di Volterra Ugo Saladini, sul luogo della morte di San Galgano fu edificata una cappella.  Il vescovo successore, Ildebrando Pannocchieschi, promosse invece la costruzione di un vero e proprio monastero, ubicato nella piana sottostante la collinetta di Montesiepi. Poiché negli ultimi anni di vita San Galgano era entrato in contatto con i Cistercensi, proprio a quest’Ordine, nel 1201, fu richiesto di fondare la prima comunità. Sotto l’impulso di questo primitivo nucleo monastico, al quale si erano uniti molti nobili senesi ed alcuni monaci provenienti dall’abbazia francese di Clairvaux, nel 1218 iniziarono i lavori di costruzione dell’abbazia, terminati nel 1288.
Ai lavori contribuì soprattutto l’enorme patrimonio fondiario che i monaci erano risusciti ad accumulare, tantoché, a metà del XIII° secolo, l’abbazia era la più potente presenza cistercense in Toscana, con diritto anche di coniare monete. Si provvide inoltre alla bonifica delle paludi circostanti ed a regolare il corso del torrente Merse per sfruttarne l’energia idraulica. Il monastero infatti si dotò anche di un mulino, di una gualchiera per la lavorazione dei panni e di una ferriera. Nel XIV° secolo la situazione iniziò a peggiorare: prima la carestia del 1328, poi la peste del 1348 che non risparmiò la comunità monastica. Nella seconda metà del XIV° secolo l’abbazia venne più volte saccheggiata durante eventi bellici. Tutte queste vicende portarono ad una profonda crisi nella comunità monastica, tantoché, alla fine del secolo, si era ridotta a sole otto persone.
Nel 1474 i monaci fecero edificare a Siena il cosiddetto Palazzo di San Galgano e vi si trasferirono, abbandonando definitivamente il monastero. Nel 1503 l’abbazia venne affidata ad un abate commendatario, una scelta che accelerò la decadenza e la rovina di tutto il complesso. L’amministrazione degli abati si rivelò dissennata, al punto che, uno di loro, alla metà del secolo, fece rimuovere e poi vendere la copertura in piombo del tetto della chiesa. Da quel momento le strutture deperirono rapidamente e, nella prima metà del XVIII° secolo, il complesso risultava ormai crollato in più parti. Negli anni seguenti l’abbazia venne trasformata in una fonderia, fino a che, nel 1789, la chiesa fu definitivamente sconsacrata e abbandonata. I locali del monastero diventarono invece una fattoria e vennero parzialmente restaurati già nei primi decenni del XIX° secolo. Nel 1926 iniziò il restauro con metodo conservativo: si decise semplicemente di consolidare quanto rimaneva senza realizzare ricostruzioni arbitrarie o integrazioni.
La chiesa rispetta perfettamente i canoni della abbazie cistercensi stabiliti dalla regola di San Bernardo per quanto riguarda la localizzazione, lo sviluppo planimetrico e lo schema distributivo degli edifici.  La chiesa ha una pianta a croce latina. Lo spazio interno è diviso longitudinalmente in tre navate di 16 campate di pilastri cruciformi. Notevoli, nella navata centrale, sono gli archi a sesto acuto a doppia ghiera, le semicolonne da cui partivano le volte che coprivano le navate, la doppia cornice sopra le arcate e le decorazioni floreali sui capitelli.  L’interno della chiesa si presenta privo della copertura e del pavimento. Di grande effetto scenico è l’abside, conclusa in alto da un grande oculo riccamente decorato. Sulla fiancata destra è collocato il chiostro, attorno al quale ruotava tutta la vita dell’abbazia. Nel XVIII° secolo risultava già completamente distrutto, ma durante i restauri si decise di ricostruirne, con materiale originario, almeno una piccola parte, composta da arcate con colonne binate che permettono di intuire la notevole bellezza originaria.
La sacrestia è coperta da due grandi volte a crociera e in questa sala sono ancora visibili tracce degli affreschi originali. La Sala Capitolare era uno degli ambienti più importanti dell’abbazia in quanto vi si riunivano i monaci per deliberare gli atti che riguardavano la comunità. Si tratta di un ambiente molto vasto, diviso in sei campate da colonne abbastanza basse che sorreggono altrettante volte a crociera. Accanto lo scriptorium, dove i monaci copiavano i manoscritti.  Dietro il cimitero e l’abside della chiesa si trovavano le infermerie dei laici, che erano separate soprattutto per motivi igienici. l resto del complesso non esiste più. Le zone accessibili alle visite sono la chiesa, la Sala Capitolare, lo scriptorium, i resti del chiostro e le aree esterne. Grazie all’eccellente acustica, durante i mesi estivi all’interno della chiesa vengono organizzati eventi e concerti musicali.

Orari di Apertura

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