Intervista al ghost hunter Marino Fantuzzi

Intervista al ghost hunter Marino Fantuzzi

Marino Fantuzzi è un ghost hunter e ricercatore di Forlì noto nel ambito del paranormale, che ha collaborato con varie trasmissioni televisivi nazionali, come “Mistero”, in onda su Italia 1. Autore del libro “La Prima di Ogni Quinta Luna”, Fantuzzi ha creato la Compagnia di Ricerca che si occupa di indagini all’interno de strutture dove si dicono ci siano delle “entità”.

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T.S.L.: Chi è Marino Fantuzzi, cosa fa e quando ha iniziato a capire di avere dei poteri di sensitivo?
M.F.: La domanda è molto semplice ma la risposta è molto articolata. Sono nato con il dono del Velo della Madonna, ovvero, ho un particolare caldo terapeutico nelle mani che mi permette di riequilibrare le energie nelle persone. Questa mia particolarità io l’ho sviluppata, ricercata, studiata e documentata. Ho fatto l’emissione alla scuola di Milano e ho la certificazione che questo è un calore terapeutico e non solo corporeo e questo mi ha dato la possibilità di poter capire che ci possono essere tante altre alternative dalle cose che conosciamo o dalla medicina stessa.

T.S.L.: Lei è anche un fotografo di professione vero?
M.F.: Esatto. Sono anche un fotografo professionista abituato a lavorare in situazioni anche un po’ difficili. Avevo preso in gestione il Castello di Meldola, dove abito, e avendo l’accesso passavo sia la notte che il giorno all’interno a scattare delle foto. Creavo proprio effetti di luce e realizzavo degli spettacoli spettacolari all’interno della Rocca. Di notte ho iniziato a vedere i primi fenomeni e da lì è partito tutto quanto.

T.S.L.: In che senso?
M.F.: Con alcuni ombre, o luci che vedevo passare principalmente con la periferia dell’occhio, piano piano si sono manifestati in parole e in vere e proprie immagini che io percepivo poi con il tempo e con una chiarezza più alta rispetto all’inizio. Ho avuto la fortuna di avere un migliaio di foto fate all’interno del castello ed sono venuti fuori alcuni scatti molto interessanti con delle entità.

T.S.L.: È lì che si è reso conto di possedere anche questa capacità?
M.F.: Esatto. Io credo di avere uno dei reperti più belli a livello fotografico in Italia, tutto certificato da Daniele Gullà, di Bologna, un esperto anche di fotografia. Tutto questo mi ha portato una grande curiosità e mi ha permesso di ricercare che cosa fosse. Con il tempo mi sono reso conto che queste manifestazioni erano sempre più facili per me di sentire e da lì sono arrivato a comunicare e ad avere degli scambi con loro.

T.S.L.: Cos’è per lei un fantasma?
M.F.: Per me un fantasma non è altro che un’energia uscita dal passato che per un motivo o un altro si ricrea nella quotidianità creando quello che noi, molto semplicemente, definiamo fantasma.

T.S.L.: Lei ha partecipato a varie trasmissioni televisive un po’ in tutta Italia…
M.F.: Si. Con Daniele Gullà abbiamo iniziato una collaborazione che ci ha portato anche a fare programmi di televisione a livello nazionale come “Mistero” su Italia 1. Siamo stati anche sulla 7Gold, su Studio Aperto su Italia 1, siamo stati ospiti anche più di una volta nella trasmissione Venti 10, in onda su Italia 7 a Firenze e in qualche trasmissione minore a Milano. Questo è un mondo molto affascinante dove mi sono reso conto che a lungo andare c’è molto di più in quello che non vediamo che in quello che realmente vediamo.

T.S.L.: Cosa ha provato quando ha trovato le prime entità nelle foto?
M.F.: Inizialmente c’è lo stupore. Dalle ricerche fate ho capito subito che quello che noi vediamo in televisione, sopratutto nei film, non è reale. Non dobbiamo aspettare che loro vengono sempre nella nostra dimensione per farci paura. Molte volte sono semplicemente dei contatti per farci capire che sono li e che se abbiamo bisogno loro ci sono.

T.S.L.: In che modo queste entità comunicano con lei?
M.F.: Le mie comunicazioni non sono tutte uguali né nello stesso modo. Una cosa che può succedere è lo spostamento di piccoli oggetti, lo scombussolamento elettromagnetico, perché loro si alimentano del elettromagnetismo. Dopo io mi concentro e quando ho trovato la mia tranquillità interiore la comunicazione è quasi sempre visiva. Lì a volte è possibile vedere i lineamenti, i tratti somatici del viso, come sono vestiti e poi dopo il dialogo viene. Sento spesso una voce che mi entra nel orecchio e tramite la scrittura racconto tutto quello che mi dicono.

T.S.L.: Quindi sono loro che cercano i sensitivi per chiedere aiuto?
M.F.: Si perché magari sono morti per un determinato motivo che per loro non è giustificato e quindi hanno bisogno di farlo sapere. A volte ti danno anche delle dritte per dire ai parenti come risolvere certe cose. Quando mese fa mi è capitato che una entità è venuta per dirmi dove aveva lasciato una cosa che i parenti cercavano e non erano riusciti a trovare. Mi ha detto che era al interno della tasca di un pantalone e mi ha anche detto il colore del pantalone e loro lo hanno trovato. Queste entità possono fare di tutto e sono anche molto simpatici quando fanno così.

T.S.L.: Com’è nata la Compagnia di Ricerca (CDR)?
M.F.: La Compagnia di Ricerca è nata nel 2010. Quello che facciamo è andare a cercare delle risposte la dove non ci sono o dove si fa fatica a trovarle. La CDR prende molto di più di quello che è il paranormale. Abbiamo fatto delle indagine per quello che riguarda i cerchi nel grano, abbiamo fatto scoprire all’Italia il Mistero di San Bonico nel piacentino, che è una specie di Medjugorie all’italiana che nessuno conosceva.

T.S.L.: La compagnia è composta da quante persone?
M.F.: Da quattro. Ci sono io, poi c’è Luca, mio figlio, Maurizio, Nadia ed Andrea. Nella compagnia ogni persona ha il suo ruolo. Io e Luca siamo i sensitivi ma anche Andrea ha una grande sensibilità che è molto avanzata. Nadia segue anche l’aspetto storico perché è lei che va a vedere, quando troviamo qualche sagoma, se la possiamo accostare a qualche personaggio o alla realtà, mentre Maurizio è il nostro fotografo che segue anche tutta la post-produzione. Tutti noi ci alterniamo per il discorso delle riprese.

T.S.L.: Che strumenti utilizzati per fare le indagini?
M.F.: Gli strumenti che usiamo sono quelli standard, dalle telecamere con l’infrarossi ad alta risoluzione che istalliamo nelle varie stanze, alle macchine fotografiche che scattano in full spectrum. Poi abbiamo altri sistemi con dei sensori più particolari che ci permettono di far scattare le macchine anche se passa un qualcosa che non è solido. Poi usiamo il K2 o il Mel Meter, che sono degli apparecchi che sentono la variazione del campo elettromagnetico o delle temperatura (il Mel Meter ha nello stesso display entrambi le funzioni). Abbiamo vari registratori per la metafonia, digitali e non, e stiamo per prendere la termo-camera molto importante per le nostre indagini anche.

T.S.L.: Qual’è l’importanza della metafonia nel vostro lavoro?
M.F.: La metafonia ti da dei risultati incredibili. Ricordo l’indagine che abbiamo fatto alla Rocca di Riolo Terme, indagine che è andata anche su Mediaset, dove al interno di una segreta dove si sono rifugiati anche delle persone durante la Seconda Guerra Mondiale, in una metafonia è venuta fuori una frase intera di uno che dice “tu fai il fuoco e dopo viene a fare rapporto da me”. È capitato anche con Castracani, che aveva il ducato della Toscana e di Bologna, e in un suo passaggio in Francia, ricordo che abbiamo una metafonia di una persona che parlando di lui, parla in lingua francese.

T.S.L.: Le indagini sono tutte svolte di notte, al buio e in completo silenzio?
M.F.: Il nostro format è: durante il giorno andiamo a fare dei rilevamenti per capire quale sono le stanze più importanti dove piantare le telecamere. Per quanto riguarda l’aspetto fotografico lo possiamo fare sia di giorno che la notte, mentre per quanto riguarda le riprese televisive si esce dell’edificio, si lasciano le telecamere accese insieme ai registratori e dopo andiamo a sentire tutto il post produzione e i risultati.

T.S.L.: Dove avete svolto la maggior parte delle vostre ricerche?
M.F.: La maggior parte è stata fatta nell’Emilia-Romagna ma abbiamo fatto qualcosa anche in Piemonte, Lombardia e Toscana. Abbiamo in programma di andare anche nelle Marche alla Grotta degli Amanti dove c’è un mistero nel mistero.

T.S.L.: In Toscana dove siete venuti?
M.F.: In Toscana sono andato privatamente al Castello di Poppi. È un luogo molto interessante e la percezione che ho avuto in quel giorno è quella di in castello molto enigmatico e le energie che ci sono all’interno sono furbe. Vanno molto ponderate e andrebbero canalizzate in più riprese per vedere fin dove si divertono. Ho sentito questa allegria, perché anche loro si divertono, e questo alone di mistero affascinante e molto divertente.

T.S.L.: Siete anche stati al Castello di Fosdinovo in Toscana. Ci parli un po’ di questa esperienza?
M.F.: Siamo stati al Castello di Fosdinovo circa quattro anni fa ed è andato molto bene. È un castello molto grande, un bellissimo edificio con un giardino favoloso e le segrete, affrescato abbondantemente. Siamo intervenuti in questo convegno e dopo siamo rimasti li la sera a lume di candele nel castello, con risultati anche ottimali.

T.S.L.: Cosa avete scoperto lì?
M.F.: Io ho una foto dove si vede nel soffitto la faccia di questa bambina che dovrebbe essere la figlia del padrone del castello che si era innamorata dello staliere e che ha continuato a non obbedire al padre che non voleva che loro stessero insieme. Questa ragazza è poi morta in maniera molto atroce e con sofferenza. Io ho questa immagine che mi è apparsa nel soffitto di questa bambina che si aggira nel castello ma non vi posso assicurare che sia quella della legenda o un’altra bambina che ha vissuto li.

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T.S.L.: Quali qualità deve avere un buon ghost hunter?
M.F.: Nel mio punto di vista sono poche ma ben delineate, nel senso, deve essere umile, non farsi prendere da nessun tipo di euforia e sopratutto avere il rispetto per il luogo in cui sei e per le luci e l’energia che sono rimaste.

T.S.L.: Ci racconta qualche storia curiosa successa durante qualche indagine?
M.F.: Mi ricordo nel Castello di Montebello, dove abbiamo fatto tante indagine, che c’erano troppi bambini che facevano festa e abbiamo visto in quasi tutti, dei fasci di luce bianca che ci giravano attorno. Mi ricordo di uno che ha attraversato la stanza del tavolo e che tutti loro erano sempre pronti per rispondere a delle domande. Ci hanno dato degli enigmi da risolvere e ci hanno portato a fare un’indagine in una casa privata che era allacciata al castello, ma quello lo abbiamo scoperto dopo.

T.S.L.: Ci faccia qualche altro esempio di qualcosa di divertente che loro riescono a fare?
M.F.: Una cosa che fanno spesso è spostare degli oggetti. Ricordo di aver sentito una gran botta nel piano di sotto di una porta che si chiudeva in un altro castello, mentre parlavamo di questo bambino che avevamo percepito tutti. La particolarità è che sotto non c’erano porte. Era stato lui. Dopo ci ha fatto spostare un’arma che era sotto tecca. In un altro castello parlando di questa entità, ad un certo punto in una tecca chiusa con tanto di chiave e molto grande, ci ha fatto spostare materialmente un sigillo che era all’interno di questa tecca. Da sopra ad una colonnina ce l’ha spostato nel piano della colonnina. A volte ci soffiano nei capelli solo per farci sentire che ci sono.

Se volete partecipare ad un’indagine della Compagnia di Ricerca o proporre un tour con il nostro ghost hunter come protagonista in Toscana, scriveteci su: info@tuscanysweetlife.com.

Dettagli Magda Legnaioli

Amante di viaggi, storia, architettura, arte e fotografia, Magda Legnaioli, è la fondatrice e direttrice di Tuscany Sweet Life, il portale del turismo in Toscana